Cedolare secca 2018, come funziona e quando si applica

La cedolare secca è un regime fiscale agevolato che permette l’applicazione di un’imposta sostitutiva sui contratti di affitto a canone libero del 21% e a canone concordato del 10%. Ma come funziona e quando si applica?

La cedolare secca consiste nell’applicazione di un’aliquota sostituitiva, fissa e agevolata che sostituisce: Irpef e relative addizionali, imposta di registro, imposta di bollo di 16 euro. Sugli affitti a canone libero si applica un’aliquota del 21%, mentre la legge di Stabilità 2018 ha prorogato l’aliquota del 10% per i contratti a canone concordato anche per il biennio 2018-2019.

Confedilizia ha elaborato una tabella che riassume tutte le informazioni utili sulla cedolare secca

fonte:idealista

Comprare casa risparmiando: la guida Ance con i bonus per l’acquisto

L’acquisto di una casa è sicuramente una delle spese più importanti che una persona deve sostenere nel corso di una vita. Ma conoscendo le agevolazioni e i bonus sulla compravendita, è possibile un notevole risparmio. Proprio per fornire un utile vademecum a imprese e privati è nata la guida “Fisco e casa -cessioni locazioni e bonus” dell’Ance, che fornisce utili chiarimenti sul tema.
La guida dell’Ance, rivolta a privati e imprese, dedicata un ampio capitolo al tema delle agevolazioni fiscali per l’acquisto di una casa. In particolare, enuncia i princiali bonus che chi decide di comprare un immobile, non puo’ non conoscere.
Detrazione acquisto immobili ristrutturati 2017 – E’ prevista una detrazione IRPEF del 50% (con un importo corrispondente al 25% dell’acquisto per un tetto massimo di 96mila euro) per chi acquista una casa posta all’interno di fabbricati interamente ristrutturati da imprese di costruzione o ristrutturazione o da cooperative edilizie. Per poter usufruire del bonus è necessario che il rogito avvenga entro 18 mesi dalla fine dei lavori.
Leasing abitativo – Per i giovani under 35 con un reddito non superiore a 55mila euro, è riconosciuta una detrazione IRPEF del 19% sui canoni da leasing abitativo per un importo non superiore a 8mila euro l’anno. La stessa detrazione con limiti dimezzati è riconosciuta agli over 35.
bonus per l’acquisto di una eco-casa dal costruttore – Detrazione del 50% dell’Iva sull’acquisto di una casa in classe energetica A o B direttamente dall’impresa costruttrice. L’incentivo vale sia per l’acquisto della prima che della seconda casa ed è quindi più conveniente in quest’ultimo caso, essendo l’iva sulla seconda abitazione più elevata. Come sottolinea l’Ance, questa detrazione è cumulabile con la detrazione per l’acquisto di immobili ristrutturati e per l’acquisto di box di nuova realizzazione. L’acquisto deve avvenire tra il 1º gennaio e il 31 dicembre 2017.
bonus acquisto immobili da locare – Bonus per l’acquisto di immobili non di lusso, in classe energetica a o b, nuovi o da ristrutturare, da destinare, nei sei mesi successivi all’acquisto, all’affitto a canoni agevolati. Si tratta di una deduzione irpef del 20% su un massimo di 300mila euro, ripartiti in quote annuali di pari importo. Il contratto di locazione non puo’ avvenire tra parenti di primo grado.
Acquisto abitazioni antisismiche in zona sismica 1 – Detrazione tra il 75 e l’85% per un tetto massimo di 96mila euro, ripartita in cinque rate annuali. L’acquirente puo’ decidere di cedere il corrispondente credito di imposta a privati diversi da banche o intermediari finanziari.
Leasing abitativo – Per i giovani under 35 con un reddito non superiore a 55mila euro, è riconosciuta una detrazione IRPEF del 19% sui canoni da leasing abitativo per un importo non superiore a 8mila euro l’anno. La stessa detrazione con limiti dimezzati è riconosciuta agli over 35.
Fonte:online

Certificato stabilità obbligatorio per tutti i contratti di affitto e compravendita degli immobili

Il crollo della palazzina di Torre Annunziata è stata una tragedia di fronte alla quale non si è potuti rimanere in silenzio. Il ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, ha annunciato che per gli edifici sarà obbligatorio il certificato di stabilità. “Com’è obbligatoria la certificazione energetica degli immobili, nei futuri contratti d’affitto e di compravendita lo sarà anche la certificazione statica”, ha affermato. Parole che hanno incontrato il favore di architetti e ingegneri.

La novità dovrebbe essere introdotta nella prossima legge di Stabilità, che sarà in vigore dal 2018. In particolare, il ministro delle Infrastrutture ha spiegato: “In Italia manca una classificazione ufficiale degli edifici. Abbiamo tuttavia introdotto l’obbligo della certificazione energetica e ora pensiamo di proseguire su questa strada anche per la sicurezza statica. L’idea è quella di inserire nei contratti d’affitto e di compravendita la clausola della certificazione statica obbligatoria, al pari della certificazione energetica”.

Le parole di Delrio sono state accolte positivamente da ingegneri e architetti. Con una nota è stato fatto sapere che il presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri, Armando Zambrano, plaude all’annuncio del ministro Delrio, ma torna a chiedere con forza l’istituzione del fascicolo del fabbricato.

In un comunicato diffuso dal Consiglio nazionale degli ingegneri si legge: “A seguito del drammatico crollo della palazzina di Torre Annunziata avvenuto nei giorni scorsi, il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio ha annunciato che per gli edifici sarà obbligatorio il certificato di stabilità, un po’ come avviane attualmente con la certificazione energetica degli immobili. Sul tema dei costi della certificazione Delrio ha sottolineato come tramite il Sisma Bonus essi saranno detraibili all’85%.

Armando Zambrano, presidente del Cni, ha così replicato alle dichiarazioni del ministro: ‘L’annuncio dell’introduzione del certificato di stabilità è una cosa opportuna da parte del Governo. Il Sisma Bonus, in questo senso, è un bel passo in avanti, anche se sono necessarie delle modifiche normative per renderlo meglio attuabile. Va detto, però, che non possiamo aspettare che siano i condomini e i proprietari di immobili ad avviare determinate procedure. Bisogna far sì che si abbia una conoscenza più ampia dello stato degli immobili, in modo da poter stabilire se e come è necessario intervenire per garantirne la sicurezza’.

‘Da anni – prosegue Zambrano – come Consiglio Nazionale degli Ingegneri e come Rete Professioni Tecniche chiediamo l’istituzione del fascicolo del fabbricato. Riteniamo, infatti, che sia uno strumento determinante per conoscere le criticità di un edificio. Cominciano a rendersene conto anche gli organi di informazione che da un po’ di tempo lo indicano come una determinante fonte di conoscenza dello stato delle nostre case. Purtroppo, però, in questi anni determinate lobby, soprattutto quelle dei proprietari immobiliari, avanzando motivazioni a volte piuttosto fantasiose hanno lavorato per evitarne l’introduzione, facilitati dall’indifferenza colpevole della politica’.

‘In Italia – conclude Zambrano – abbiamo circa 20 milioni di edifici costruiti prima che venisse introdotta la normativa sul rischio sismico che ha imposto regole più stringenti nel settore delle costruzioni. In questo senso, dopo l’iniziativa di Delrio, ci aspettiamo un ulteriore sforzo dal mondo della politica, anche nella direzione dell’introduzione del fascicolo del fabbricato’”.

Favorevoli all’istituzione del certificato di stabilità per gli edifici anche gli architetti. Per il Consiglio nazionale degli architetti “si tratterebbe di una documentazione ‘minimale’ che consentirebbe di conoscere le condizioni di vulnerabilità degli edifici per avere un quadro realistico dello stato del patrimonio edilizio del nostro Paese, anticipando l’istituzione dell’auspicato fascicolo del fabbricato – una sorta di ‘cartella clinica’ – contro il quale, anche in queste ore, si levano interessate voci di dissenso”. E ancora: “Non c’è dubbio che lo sterminato patrimonio edilizio italiano vada messo in sicurezza considerando che fortunatamente si è arrestato il processo di espansione. Può essere l’occasione non solo per raggiungere dei necessari standard di stabilità per ogni immobile, ma anche per rimettere in moto in maniera virtuosa l’edilizia, colpita, più di tutte, dalla crisi economica”.
Fonte:online

Dalla prima casa alle polizze vite: i sette beni che neanche il nuovo Fisco potrà pignorarti

Con il passaggio da Equitalia alla nuova Agenzia delle Entrate-Riscossione, ci sono cose che non cambiano. Tra queste quei beni, dalla casa al conto corrente, che non sono pignorabili, a meno che non siano presenti specifiche condizioni. Vediamo i sette beni che neanche il nuovo Fisco potrà toglierti.

La casa – l’immobile non si puo’ pignorare se il debitore non possiede altri, vi stabilisce la residenza e si tratta di un’abitazione non di lusso. Per debiti superiori ai 20mila euro, ma inferiori a 120mila euro, è possibile l’iscrizione dell’ipoteca, ma non la vendita all’asta. Per quanto riguarda gli altri immobili è possibile il pignoramento solo è il debito è uguale o superiore ai 120 mila euro e la somma degli immobili posseduti dal debitore è uguale o superiore a 120mila euro.
Stipendio – Il pignoramento dello stipendio è possibile fino a un massimo di un quinto nel caso sia ancora presso il datore di lavoro o sia stato già accreditato in banca. In quest’ultimo caso, pero’, non puo’ toccare tutti i risparmi accumulati se sono inferiori a 1.344,21 euro.
Pensione – La pensione puo’ essere pignorata fino a un massimo di un quinto sia nel caso sia ancora presso l’ente di previdenza, sia nel caso sia stato già accreditato in banca. In quest’ultimo caso, pero’ deve essere salvaguardato il minimo vitale, pari a 1,5 volte l’assegno sociale, ovvero 672,10 euro.
Beni di famiglia – Alcuni beni sono considerati assolutamente impignorabili. Si tratta dei: letti, tavoli da pranzo con le sedie, armadi guardaroba, cassettoni, frigorifero, stufe, fornelli di cucina anche se a gas o elettrici, lavatrice, utensili di casa e di cucina.
Auto di lavoro – Se l’auto serve al debitore per lo svolgimento della sua attività lavorativa non puo’ essere predisposto il fermo auto.
Polizze di vita – Assolutamente impignorabili.
Conto corrente o casa cointestati – Possono essere pignorati entro il massimo del 50%. Se il bene puo’ essere diviso in natura per la metà allora si procede in tal senso, altrimenti si vende per intero e la metà del ricavato viene restituita al contitolare non debitore.
Fonte: (Adnkronos)

Quanto tempo ci vuole per vendere una casa: i dati da Nord a Sud dell’Italia

Si sono ridotti i tempi di vendita di una casa. A dirlo il Sondaggio congiunturale sul mercato delle abitazioni in Italia relativo al primo trimestre 2017. Un’indagine che riguarda l’andamento recente e le prospettive a breve termine del mercato degli immobili residenziali e che è condotta congiuntamente dalla Banca d’Italia, da Tecnoborsa e dall’Agenzia delle Entrate.

Nel dettaglio, rispetto alla precedente rilevazione, i tempi di vendita si sono nuovamente ridotti a 7,1 mesi da 7,7 mesi del quarto trimestre 2016 (nel terzo trimestre 2016 erano 8,9 mesi, nel secondo trimestre del 2016 erano 9,4 mesi e nel primo trimestre del 2016 erano 8,6 mesi).

Analizzando la ripartizione geografica, nel Nord Ovest il tempo tra l’affidamento dell’incarico e la vendita è di 7 mesi (6,2 mesi nelle aree urbane e 7,9 mesi nelle aree non urbane); nel Nord Est il tempo tra l’affidamento dell’incarico e la vendita è di 7,1 mesi (6,5 mesi nelle aree urbane e 7,2 mesi nelle aree non urbane); nel Centro il tempo tra l’affidamento dell’incarico e la vendita è di 7,3 mesi (6,6 mesi nelle aree urbane e 7,8 mesi nelle aree non urbane); nel Sud e nelle Isole il tempo tra l’affidamento dell’incarico e la vendita è di 7,0 mesi (6,6 mesi nelle aree urbane e 7,7 mesi nelle aree non urbane).

Analizzando poi la popolazione residente, nelle aree urbane con più di 250.000 abitanti il tempo tra l’affidamento dell’incarico e la vendita è di 6,4 mesi; nelle aree non urbane con meno o 250.000 abitanti il tempo tra l’affidamento dell’incarico e la vendita è di 7,6 mesi; nelle aree metropolitane con più di 500.000 abitanti il tempo tra l’affidamento dell’incarico e la vendita è di 6,2 mesi; nelle aree non metropolitane con meno o 500.000 abitanti il tempo tra l’affidamento dell’incarico e la vendita è di 7,5 mesi.
Fonte: online

Calcolo Imu e Tasi 2017 per la prima rata di giugno

E’ ormai cominciato il conto alla rovescia per il pagamento della prima rata di Imu e Tasi 2017, che anche quest’anno dovrà essere versata entro il 16 giugno. Le modalità di calcolo sono le stesse per le due imposte.

Calcolo Imu e Tasi

Per il calcolo dell’Imu e della Tasi 2017 bisogna partire dalla rendita catastale, presente nel rogito o nel contratto d’affitto dell’immobile. Se non ci conosce la base imponibile è possibile effettuare una visura catastale gratuita sul sito dell’Agenzia delle Entrate o in uno degli uffici presenti sul territorio di pertinenze.
Successivamente è necessario:

Rivalutare la rendita del 5%
Moltiplicare la rendita rivalutata per il coefficiente di ogni immobile per cui si effettuano i versamenti
Moltiplicare il risultato ottenuto per le aliquote deliberate da ogni Municipio
Coefficienti imu 2017 e tasi coefficiente di moltiplicazione

I coefficienti che devono essere applicati alla rendita catastale variano a seconda di categoria catastale a cui appartengono gli immobili. In particolare:

Coefficiente di moltiplicazione 160 : categoria A (esclusa la A10), categoria C2, C6, C7
Coefficiente di moltiplicazione 140: categoria B, C3, C4, C5
Coefficiente di moltiplicazione 80: Categoria A/10, D/5
Coefficiente di moltiplicazione 65: categoria D (esclusa la D5)
Coefficiente di moltiplicazione 55: categoria catastale C1
Fonte-online

Detrazione Iva per l’acquisto di una casa in classe A e B nel modello 730

Nella dichiarazione dei redditi di quest’anno (nello specifico al Rigo 59 del modello 730) è possibile detrarre fino al 50% dell’Iva pagata per l’acquisto di una casa in classe A o B direttamente dal costruttore. La detrazione spetta per le compravendite effettuate dal 1º gennaio 2016 al 31 dicembre del 2017.

Ai fini della detrazione è necessario che l’immobile:

sia acquistato, direttamente dall’impresa costruttrice, nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2016 e il 31 dicembre 2017.
l’immobile sia a destinazione residenziale e di classe energetica A o B, a prescindere da ulteriori requisiti. Il beneficio, pertanto, non è limitato all’acquisto dell’abitazione principale, né sono previste esclusioni per gli immobili c.d. di lusso.
Il beneficio riguarda anche la pertinenza, a condizione che l’acquisto di quest’ultima avvenga contestualmente all’acquisto dell’unità abitativa e l’atto di acquisto dia evidenza del vincolo pertinenziale
La detrazione spetta anche se l’immobile è costruito da più di cinque anni, purché l’impresa abbia manifestato espressamente l’opzione per la relativa imposizione, indipendentemente dalla data di fine lavori.

Ai fini della detrazione ed in applicazione del principio di cassa, è necessario che il pagamento dell’IVA avvenga nel periodo di imposta 2016. Non è stato possibile fruire della detrazione dell’IVA relativa ad acconti corrisposti nel 2015, anche se il rogito risulta stipulato nell’anno 2016, poiché nel 2015 l’agevolazione non era vigente. E’ possibile, invece, fruire della detrazione per l’IVA corrisposta sugli acconti pagati nel 2016, sempreché il preliminare di acquisto sia registrato e il rogito sia stipulato entro il 2017.
Fonte:online

Cresce il ricorso alle agenzie immobiliari

Il biennio 2014-2015 ha segnato un importante massimo storico: quello del numero di persone che sono passate per un’agenzia immobiliare. Se si considera sia chi ha venduto, sia chi ha acquistato, il 61,3% ha visto coinvolto un agente nella sua compravendita. I proprietari che immettono i loro immobili sul mercato sono sempre avanti in questa classifica, rispetto ai compratori, ma il divario fra le due categorie si sta riducendo ed è arrivato soltanto al 2,3%.

Tra chi non ha coinvolto un’agenzia nel processo, la motivazione più frequente resta quella relativa ai costi da affrontare, reputati troppo alti, anche se la percentuale di chi ha indicato questa ragione è in netta diminuzione rispetto al passato; cresce, però, il numero di chi ammette di aver rinunciato al supporto di un’agenzia perché non reputava all’altezza i servizi offerti.

Alla richiesta di come è stato trovato l’immobile, la modalità più citata è il passaparola, benchè in calo del 10% rispetto al passato. Al secondo posto ci sono le agenzie immobiliari, coinvolte anche nei processi di vendita e acquisto di chi aveva usato il passaparola per il proprio immobile.

Tra chi non ha ricorso a un’agenzia il passaparola resta l’alternativa più popolare, seguita dai cartelli affissi sugli immobili, dagli annunci online e dai giornali. Prima di comprare, però, sempre più persone preferiscono rivolgersi a un professionista per chiedere la valutazione dell’immobile: questa percentuale è cresciuta del 20%, raggiungendo un altro massimo storico.
Fonte:online

Compravendite in ripresa: +18,9% in un anno

Il rapporto dell’Agenzia delle Entrate sul numero di compravendite residenziali in Italia, relativo a tutto l’anno 2016, conferma il trend di crescita del comparto, benché nell’ultimo trimestre il ritmo di aumento del volume di transazioni abbia rallentato. Si è passati dal +17,5% del terzo quarter dell’anno al +15,2% degli ultimi tre mesi del 2016. Rallentamento ancora più visibile rispetto ai primi due trimestri, con aumenti pari rispettivamente al 20,7% e al 20%.

Nel complesso il 2016 si è chiuso con il segno positivo, grazie alle 528.865 unità immobiliari oggetto di transizioni che equivalgono al 18,9% in più rispetto al 2015. Inoltre, guardando a tutti i tipi di immobili, è la prima volta dal 2011 in cui viene superato il milione di unità vendute.

A trascinare il Paese verso la ripresa è il Nord, con un incremento delle compravendite pari al 18,7%. Si riduce anche la differenza della crescita fra le città capoluogo e i centri più piccoli, con percentuali di crescita pari rispettivamente al 18,7% e al 19%. Ma fanno ancora meglio i capoluoghi del Nord, con un aumento delle transazioni del 23,7% in un anno.

Guardando alle otto città più popolose d’Italia, Torino è quella che ha registrato la performance migliore nel 2016: se si guarda al dato trimestrale si parla di un aumento del 25,2% (quello annuale è stato pari al 26,4%). Seguono Bologna, dove si rileva un +20% delle transazioni, e Napoli (+17,4%). Milano, Roma e Firenze rientrano nel trend al rialzo, ma le percentuali di crescita nell’ultimo trimestre 2016 sono rimaste sotto al 10% (rispettivamente 10,4%, 8,7% e 6,8%).
Fonte: news immobiliare.it

La responsabilità del notaio nella compravendita immobiliare, obblighi e doveri

Nelle compravendite immobiliari l’attività del notaio non si esaurisce solo nella redazione dell’atto pubblico, ma impone l’adempimento di una serie di oneri accessori come ad esempio la valutazione dell’atto di provenienza del bene compravenduto, l’obbligo di effettuare le visure catastali nonché quello di informare il cliente delle conseguenze fiscali che possono derivare dalla vendita dell’immobile.

Gli obblighi gravanti su tale professionista scaturiscono dal contratto di prestazione d’opera professionale che sorge in virtù dall’incarico che riceve dal suo cliente.

Obblighi gravanti sul notaio. Il notaio incaricato di rogare un contratto di compravendita assume un duplice obbligo:

l’obbligo di informazione, che comporta l’onere di informare le parti di tutte le conseguenze che possono derivare dalla stipulazione di un atto;
l’obbligo di effettuare gli accertamenti ipocatastali.
Nella prassi si utilizza il termine visure “ipocastali”, ma è bene precisare che con tale espressione si intende fare riferimento all’obbligo del notaio di effettuare adempimenti diversi fra di loro. Infatti è bene distinguere fra:

a)le visure catastali che si effettuano presso il catasto del Comune in cui si trova l’immobile ed hanno lo scopo di identificare correttamente il bene oggetto dell’atto. Inoltre la pubblicità catastale è mera pubblicità-notizia senza valore probatorio, poiché serve a dare semplice notizia di determinati fatti, ma la sua omissione non influisce né sulla validità né sull’efficacia dei fatti stessi. Va però rammentato che dal 1° luglio 2010 i dati catastali, la loro conformità alle planimetrie e allo stato di fatto assumono rilevanza a pena di nullità dell’atto;

b)le visure ipotecarie che si effettuano, invece, presso la Conservatoria dei Registri immobiliari del luogo ove è sito l’immobile hanno lo scopo di far conoscere l’effettiva titolarità del bene e la sua libertà da vincoli, pesi, iscrizioni e trascrizioni pregiudizievoli.

Tali adempimenti rivestono la massima importanza dato che per il notaio richiesto della preparazione e stesura di un atto pubblico di trasferimento immobiliare, la preventiva verifica della libertà e disponibilità del bene e, più in generale, delle risultanze dei registri immobiliari attraverso la loro visura, costituisce, salvo espressa dispensa per concorde volontà delle parti, un obbligo derivante dall’incarico conferitogli dal cliente e, quindi, fa parte dell’oggetto della prestazione d’opera professionale.

Responsabilità del notaio ed orientamento della giurisprudenza. La giurisprudenza ormai da oltre un decennio ha puntualizzato che la responsabilità gravante sul notaio, nell’esecuzione del contratto di prestazione d’opera professionale, implica che su tale professionista non grava solo l’obbligo di predisporre un atto che produca gli effetti voluti dalle parti, formalmente e sostanzialmente valido, ma anche quello di osservare l’ obbligo contrattuale di correttezza e di informazione che discende dall’incarico che egli riceve dal suo cliente che obbliga il professionista ad osservare un comportamento diligente. (Cass. Civ. sez. III, 28 novembre 2007, n. 24733)

Oltre all’onere di stipulare un atto che persegua l’interesse voluto dalle parti, la giurisprudenza osserva che sul notaio grava anche l’onere di compiere una serie di attività accessorie alla stipula dell’atto che possono consistere nella valutazione della provenienza del bene, nell’ obbligo di effettuare le visure ipocatastali,etc..( Cass. Civ. sez. I, 29 novembre 2007 n. 24939 ed anche Cass. Civ. sez. III, 11 gennaio 2006, n, 264).

Notaio: responsabilità per mancata acquisizione delle visure catastali. Il notaio richiesto della rogazione di un atto di alienazione avente ad oggetto un bene immobile, tra gli oneri accessori indispensabili per il raggiungimento del risultato perseguito dalle parti, ha, di fatto, quello di compiere appunto le visure.

La fonte dell’obbligo gravante sul notaio trae origine:

dal contratto d’opera professionale che impone a tale professionista una particolare diligenza nello svolgimento della sua attività (Cass. civ. Sez. III, 27-11-2012, n. 20991; Cass. civ. Sez. III, 28-09-2012, n. 16549);
nonché dal principio sancito dall’art. 1374 del codice civile rubricato “Integrazione del contratto” così dispone “Il contratto obbliga le parti non solo a quanto è nel medesimo espresso, ma anche a tutte le conseguenze che ne derivano secondo la legge, o, in mancanza, secondo gli usi e l’equità“.
L’inosservanza dell’ obbligo di effettuare le visure catastali fa sorgere in capo al professionista una responsabilità per inadempimento dell’obbligazione di prestazione d’opera intellettuale, obbligandolo al risarcimento degli eventuali danni sopportati dal suo cliente, se non dimostra che il mancato adempimento scaturisce da causa ad egli non imputabile.

La mancata acquisizione delle visure catastali, quindi, obbliga il professionista al risarcimento del danno che il cliente ha sopportato. A tal proposito, è doveroso precisare che il cliente che sostiene di aver subito un danno per la mancata acquisizione delle visure da parte del notaio, dovrà dimostrare e quantificare l’effettivo danno sopportato. Fonte online